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Il Nostro Territorio

Avola, lì dove nasce la Pizzuta

L'origine di Avola

Un evento devastante e tragico può dare vita alla rinascita di una città creando un modello urbanistico-topografico di indiscusso valore, per la Sicilia e non solo… È il caso di Avola che, distrutta dal terribile terremoto del 1693, fu ricostruita con la caratteristica pianta esagonale che, con un’intuizione per quei tempi geniale, coniugava una più valida difesa della città ed una migliore fruizione della stessa nel suo insieme, con la rispondenza ad un chiaro assetto antisismico, grazie alle sue strade larghe e agli edifici bassi».

[G. Catanzaro e Z. Navarra]

Il terremoto del 9 e 11 gennaio 1693 colpì la zona della Val di Noto, cioè il territorio sud-orientale della Sicilia.

Nella relazione ufficiale, inviata al Re di Spagna il 14 maggio 1693, Avola venne menzionata come “quedo toda destruida y arruinada” il cui numero delle vittime si sarebbe attestato intorno agli 800 abitanti (molti di più secondo altre testimonianze).

Sarebbe stata la disposizione delle case, addossate l’una all’altra, a provocare la totale distruzione della città e a costringere i sopravvissuti a spostarsi verso il litorale, in particolare nel piano del trappeto. Fu qui che gli abitanti di Avola riuscirono a trovare le risorse necessarie per andare avanti ma soprattutto per ricostruire la città.

Ben presto (il 6 aprile) veniva posta la prima pietra della nuova Chiesa Madre.

La città venne riprogettata con una planimetria esagonale con un duplice vantaggio: le mura garantivano la possibilità di una difesa efficace e le piazze (una centrale e quattro minori) assicuravano un riparo facilmente raggiungibile in caso di terremoto.

La progettazione della nuova città raggiunse il suo completamento finale con la scelta dell’uso della pietra: blocchi di calcare bianco resi ambrati alla luce che costituiscono un elemento caratterizzante dell’identità della città di Avola.

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